LGB e Life Coaching

AUTOSTIMA: CONSAPEVOLEZZA, AMORE E LIBERTA’

Autostima
Come calcoliamo la nostra autostima? Che parametri utilizziamo?

IL VALORE DI BENI E SERVIZI

Mentre sto pranzando al fresco dentro casa in una giornata calda di luglio, osservo e ammiro fuori dalla finestra un muratore che sta lavorando.  Con un martello pneumatico alle ore 13 sotto un sole che si avvicina ai 40 gradi a testa bassa e a torso nudo sta chinato immerso nel rumore del suo attrezzo.
Mi sono chiesto allora: Quanto può valere un’ora di lavoro di questa persona? Qual è il suo vero valore? 10, 50, 100, 1000 €?
Nella nostra società vige un principio denominato “Economia di mercato” , dove il prezzo, il valore delle cose è dettato dall’incontro della domanda e dell’offerta. A parità di disponibilità più una cosa è richiesta più il suo valore è alto, meno è richiesta e più basso sarà il suo prezzo. Parimenti se varia la disponibilità della stessa.
Questo principio può essere utile per commerciare e comprare beni e servizi ed è talmente comune e assodato che corriamo il rischio di utilizzare lo stesso principio anche sul valore delle persone.

IL VALORE DELLE PERSONE

Esulando dal valore che può avere un professionista per i servizi che offre, entriamo nel merito di quanto valgono le persone in ambito sociale.
Visto che siamo essere unici ed irripetibili e pertanto l’offerta della persona è immutabile e sempre pari ad 1, più una persona è “ricercata” e più alto sarà il suo valore.
Anche se moralmente questo concetto fa acqua da tutte le parti, è ancora comprensibile razionalmente perché diamo un certo valore alle persone che ci circondano. Pensiamo al “bulletto” di una compagnia di amici, apparentemente le persone che lo circondano gli danno un valore maggiore che agli altri componenti. E speriamo che la cosa sia solo apparente e non reale: non c’è bisogno di spiegare che il valore delle persone è indipendente dal successo e la notorietà.

LA NOSTRA AUTOSTIMA

Le note veramente dolenti arrivano tuttavia quando applichiamo il principio di “Economia di mercato” su noi stessi. Quanto utilizziamo questo metro di misura sul nostro valore facendoci una Auto Stima. Quando tendiamo a pensare di essere persone più o meno valide in base a notorietà e successi!
La nostra Autostima non è immutabile e varia nel corso anche della stessa giornata. Ci sono momenti in cui pensiamo di valere un po’ di più e momenti in cui crediamo di valere un po’ di meno. Ma dentro un range contenuto questa variazione non ci crea grossi problemi.

Prendere consapevolezza e quindi capire che il valore che ci diamo non dipende dalle altre persone, da come ci prendono o meno in considerazione. La nostra autostima dipende solo ed esclusivamente da noi: non esiste una logica di mercato.

Raggiungere la consapevolezza di chi siamo in particolare dei nostri valori, di che futuro desideriamo, delle nostre emozioni. Questi sono gli elementi fondamentali per aumentare la nostra autostima e per valorizzarci per quello che siamo.

E non per deprezzarci per quello che non siamo!

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COME GESTIRE LA PAURA DURANTE GLI ESAMI

Paura durante gli esami

 

L’INTENSITA’

Avere paura durante gli esami è una cosa comune e che almeno una volta nella vita ci è capitata. Per gestire la paura è importante innanzitutto comprenderne la forza. A titolo informativo ecco alcune delle emozioni che fanno parte della categoria della paura, a seconda dell’intensità che proviamo.

Quando il grado di intensità è basso esprimiamo il concetto di paura con: preoccupato, agitato, irrequieto, apprensione

Quando la paura è di media intensità le parole più usate sono: impaurito, intimorito, spaventato

Se invece siamo ad un grado di intensità elevato allora la paura diventa: terrorizzato, impietrito, sconvolto.

Riconoscere l’intensità di questa emozione è già un primo passo verso la sua gestione.

GLI ESAMI

In un mio articolo ho parlato di “Come superare l’ansia da esame di maturità”, entrando nel merito di come affrontare la cosa nei giorni precedenti.

Ora invece affrontiamo nello specifico su come gestire la paura durante gli esami, ossia mentre li stiamo vivendo.

Anzitutto ridimensioniamo dentro di noi la parola esame . L’esame, qualsiasi esso sia è un punto a capo, cioè un passaggio da un paragrafo a un altro del libro che ogni giorno scriviamo sulla nostra vita. E’ un momento per dirsi sono arrivato fino a qui e ora sono pronto per andare un po’ più in là.

GLI ESAMI SCOLASTICI

Gli esami scolastici (medie, superiori, università, ma anche concorsi, abilitazioni…) normalmente sono condotti davanti ad una commissione che ci farà domande su cose che dovremmo sapere. Gli addetti preposti a questa funzione dovrebbero pertanto darci un giudizio in merito sulle nostre conoscenze. Questo è il motivo per cui esistono. Cosa fare dunque quando ci troviamo lì davanti e vorremmo gestire la paura durante gli esami?

COSA FARE PER GESTIRE LA PAURA DURANTE GLI ESAMI

Ecco alcuni consigli in merito:

  • Ridimensiona l’importanza di quello che stai facendo. Sicuramente il tuo esame è importantissimo, gli hai dedicato tanto tempo e non sapresti come fare se non lo superi. Tuttavia entra nella dimensione che comunque vadano le cose non è una prova di vita o di morte.

L’istinto di sopravvivenza una volta i nostri avi lo usavano per cacciare o per difendersi quotidianamente. Oggi questa situazione è ben più rara e allora che fa? Ci fa sembrare vitali situazioni che in realtà non lo sono

  • Accetta i tuoi limiti. Il giorno dell’esame ci puoi arrivare più o meno preparati e comunque hai fatto il massimo di quello che era nelle tue forze fare. Potevate studiare di più e meglio? Forse… Ma quello che hai fatto non lo potete cambiare. Hai scelto di arrivare all’esame in quel modo in maniera più o meno consapevole. E’ stato il tuo percorso, non puoi che accettarlo con serenità.
  • Attenzione al tuo dialogo interiore. I momenti che precedono l’esame sono cruciali: usa solo parole di autostima e incoraggiamento verso di te
  • La tua vita vale molto di più di ogni esame che dovrai affrontare: sei una persona unica e irripetibile e nessuno potrà mai giudicarti sul tuo valore: questa è la cosa più importante!
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COME SUPERARE L’ANSIA DA ESAME DI MATURITA’

Come superare l’ansia da esame di maturità

Come superare l’ansia da esame di maturità?

Sicuramente questa è una domanda che è passata nel corso dei decenni nella mente di milioni di studenti. Ed è una questione attuale, perché ogni anno si ripropone fa i diplomandi. Con il termine esame di maturità si intende dare un tono legato alla verifica della maturità della persona. In realtà quante volte nel corso della nostra vita ci sentiamo di fronte ad una prova di maturità?  Questa domanda e la relativa risposta non riguarda dunque solo l’esame di maturità in se e per se, ma tutti gli esami impegnativi che siamo tenuti a superare: quelli scolastici e quelli della vita.

IL PERCORSO SCOLASTICO

All’età di 6 anni iniziamo ad andare a scuola per iniziare ad apprendere in primis a leggere, scrivere e a contare. Tre aspetti fondamentali senza i quali sarebbe impossibile tutto il resto: formarsi studiando le cose passate in modo da crearci un bagaglio culturale indispensabile per proiettarci nel nostro futuro. A sei anni ancora non ci chiediamo “come superare l’ansia da esame di maturità”, ci basta la domanda: “come supero la paura dei maestri?”.

Poi crescendo arriviamo alle scuole medie dove approfondiamo un po’ di più le nostre conoscenze generali ed in questo caso una delle domande che ci poniamo è: “come supero la paura delle interrogazioni?” Arriviamo finalmente alle scuole superiori dove la domanda sul come superare la paura delle interrogazioni rimane sempre attuale. Finché quando mancano pochi mesi al diploma ecco: “Come superare l’ansia da esame di maturità?”

Non siamo i soli a provare o ad aver provato questa ansia, e dopo di noi altri milioni di studenti affronteranno la stessa questione! Non sarà il voto più o meno alto, non saranno il tema di italiano e le altre prove, comprese quelle orali, che condizioneranno in maniera indelebile il nostro futuro.

LA PAURA

Chi in modo più appariscente, chi in modo più risoluto tutti quanti quando sta per arrivare un esame proviamo delle emozioni legate alla sfera della paura che sfociano poi in un ansia “da prestazione”.

Non fidatevi mai di qualcuno che dice che per lui l’esame non conta nulla…dentro di se qualcosa legata all’ansia la prova sicuramente!

Pensate un attimo a quale può essere il tipo di paura e alla conseguente ansia che si viene a provare prima di un esame, ed in particolare prima di un esame di maturità?

Paura del fallimento, paura di perdere autostima, paura che il professore che abbiamo davanti ci aggredisca? Qual è dunque al tua paura?

COME FARSI AMICA L’ANSIA

Qualsiasi sia la tua paura, la tua ansia non migliorerà se ti opporrai ad essa. Il miglior modo per affrontare un’ansia da prestazione è quello di farsela amica. Più ci rendiamo conto di averla, più non la respingiamo quando arriva, meno forte si farà sentire. Anzi alla fine potrà pure aiutarci a migliorare la nostra performance perché diventerà nostra alleata e non più nostra nemica.

Ecco un bel esercizio di autocoaching per accoglierla e farsela amica:

Sdraiati comodamente sul tuo letto, rilassati inspirando ed espirando profondamente con l’addome e poniti la domanda: come superare l’ansia da esame di maturità?

Quando arriverà a bussare prepotentemente sul tuo cuore, aprile la porta e falla accomodare sul divano del tuo salotto, chiedendole: “Come posso aiutarti?” Lei difficilmente ti risponderà a parole, ma tu potrai percepire tutte le sfumature emozionali che emetterà: nel momento in cui le avrai riconosciute le avrai accettate.

Vedrai come placherà la sua forza negativa e la sentirai a quel punto parte di te.

Buon esame!

 

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PIU’ FATTI MENO PAROLE

Più fatti meno parole

Più fatti e meno parole, può sembrare uno slogan politico, in realtà è un modo costruttivo in antitesi al concetto diffuso di lamentarsi.
Ricordate la favoletta della volpe e l’uva?
Quando la volpe si accorge di non poter raggiungere l’uva, si crea un alibi, una scusa dicendosi che non vale la pena sprecare energia per un grappolo d’uva che probabilmente è ancora acerba. Provate a rapportare questa storiella ad un evento della vostra vita, come avete reagito?
Questa favoletta di Esopo ci insegna una cosa: non bisogna disprezzare qualcosa solo perché non lo si può ottenere. Piuttosto sarebbe meglio impegnarsi di più per raggiungere l’obiettivo, con molta pazienza e umiltà.
Il disprezzare possiamo ampliarlo anche ad un concetto simile: quello di lamentarsi.

LAMENTARSI

Avere uno stato d’animo triste a seguito di un evento negativo è ovviamente naturale e normalissimo. Questo non implica che poi questo si debba trasformare in un lamento generalizzato ed a tempo indefinito.
Vi è mai capitato di incontrare persone che hanno questo tipo di approccio alle situazioni sfavorevoli?
Diventa uno stato, un modo di essere a prescindere. Per queste persone lamentarsi è una giustificazione sul non impegnarsi e sul non assumersi le proprie responsabilità. Il lamento non porta ad una soluzione dei nostri problemi, anzi, tendenzialmente li amplificherà! Più rimandiamo la nostra reazione ad uno o più eventi sfavorevole, più il sentimento negativo diventerà diffuso e generalizzato. A quel punto ci auto-costruiamo un macigno di insoddisfazioni e l’unica valvola di sfogo che troviamo è quella di lamentarci: con il tempo, con la politica, con le persone, con il mondo intero. Come possiamo uscirne?

MENO PAROLE

Usando il metodo costruttivo Più fatti e meno parole, o anche più fatti e meno pensieri.

Ridurre la quantità di parole che possiamo esprimere a seguito di un evento sfavorevole, non è così complicato, saranno energie risparmiate per poi passare all’azione. Come si fa?

• Inizia a notare le volte nell’arco della giornata in cui parli di situazioni negative
• Verifica, quando accade, se stai cercando una soluzione
• Tutte le volte che non cerchi una soluzione ma stai solo “lamentandoti” fermati e cambia discorso

Con i pensieri è un pochino più complicato, non possiamo smettere di pensare!
Tuttavia quando riusciamo ad identificare i pensieri di “lamento” possiamo mettergli un un bel cartello di STOP rosso davanti. Sì, come quello che incontriamo per strada negli incroci, e come fermiamo l’auto, possiamo stoppare anche il pensiero.
Ovviamente se intercettiamo e blocchiamo il pensiero, avremo agito probabilmente a monte anche sulla riduzione delle parole di lamento.

PIU’ FATTI

Non è sempre immediato e facile trovare una soluzione proattiva ad un problema o a una situazione spiacevole o che non condividiamo.
Certo è che se non ci prodighiamo verso un’azione concreta difficilmente riusciremmo a muoverci dalla situazione negativa. Rischiamo di rimanere almeno in stallo, se non di peggiorarla!
Anche senza avere una risoluzione in mano è bene muoversi, banalmente andare anche a fare una passeggiata se proprio non vediamo il bandolo della matassa.
Se invece intravediamo anche solo un piccolo spiraglio di luce, allora puntiamo su quello, agiamo anche se all’inizio ci sembrerà poca cosa. Poi facendo potremmo scoprire nuove strade e soluzioni e scoprire che ce la possiamo fare…

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COACHING DI COPPIA E RELAZIONI

Coaching di coppia

COACHING DI COPPIA E GESTIONE DELLE RELAZIONI

Imparare a gestire le relazioni intime, facendo ad esempio coaching di coppia, è importante per il nostro benessere.
Quando si intraprende un percorso di crescita personale, qualunque esso sia, vanno messe in conto anche le altre persone. Rinchiuderci come se fossimo degli eremiti e tenere per noi tutto quello di bello che ne potrebbe derivare è una condizione che ci limita.

DA SOLI

Certo, sarebbe molto più semplice elevarsi e trovare un equilibrio con se stessi in solitudine. Se iniziamo a togliere tutto quello che potrebbe turbare la nostra quiete faremmo i conti solo con noi stessi. Immaginiamo di trovare rifugio in un luogo solitario in cui ci siamo solamente noi e togliamo tutte le questioni sociali che ci creano noia con cui abbiamo a che fare tutti i giorni. A quel punto raggiungere quel senso di rilassatezza e benessere che desideriamo tanto diventa molto più abbordabile, senza il problema di gestire le relazioni.

IN COMPAGNIA

Tuttavia dopo poco potremmo iniziare a sentirci SOLI. A parte eccezioni umane per cui la vita eremitica è assolutamente conciliabile con il proprio modo di essere, per molti di noi non è così.
Tendenzialmente siamo esseri sociali, abbiamo bisogno di relazioni, anche se queste relazioni da quelle più intime a quelle più lontane, possono diventare motivo di conflitto interiore.
Ci troviamo frequentemente nell’arco di una giornata a decidere se fare qualcosa che va bene a noi oppure qualcosa che va bene per gli altri. Ogni volta facciamo i nostri calcoli per capire quale sia la soluzione migliore, quella più vantaggiosa; come poter gestire le relazioni.

IL PERCORSO

Scegliere di migliorarsi deve prendere in considerazione anche la nostra capacità di gestire le relazioni, tra cui imparare l’ascolto attivo, e di questo ne siamo tutti consapevoli
La ricerca del benessere coinvolge tutti gli aspetti dell’essere umano e le relazioni sociali ne fanno parte.
Le emozioni che scaturiscono con la nostra comunità di persone vanno seriamente prese in considerazione e poi anche gestite.

IL COACHING

Il metodo del coaching è uno strumento evoluto ed affidabile che consente, se ben guidati, di imparare a gestire le proprie emozioni ed a migliorare le proprie relazioni. Il fine è sempre quello: trovare benessere e migliorare la qualità della propria vita.

 

IL COACHING DI COPPIA

Il coaching consente di lavorare da soli con il proprio life coach oppure in coppia laddove persone mature decidano di migliorare la loro relazione: parliamo in questo caso di Coaching di coppia.
Pensate a tutte quelle persone che decidono di andare a vivere insieme oggi, di creare una coppia. Qual è il loro grado di consapevolezza sulla relazione e la convivenza? Quali dinamiche possibili potrebbero svilupparsi nel tempo?
Ovviamente nessuno ha la sfera di cristallo e la società di oggi ci insegna che è quasi più facile dividersi che unirsi. Tuttavia con il coaching di coppia è possibile approfondire queste tematiche prima o appena iniziata la convivenza; e questa è una grande opportunità. L’opportunità di costruire un rapporto durevole, pieno di benessere e felicità.

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NOI E IL GIUDIZIO

NOI E IL GIUDIZIO

GIUDICARE E ESSERE GIUDICATI

Al di là del significato giuridico di giudizio in cui c’è un giudice, una giuria ed un giudicato, l’accezione che a noi interessa è un’altra. In questo caso parliamo di giudizio legato a ciò che si pensa di una cosa o di una persona, di una valutazione personale in merito a questo aspetto.

Nel Vangelo troviamo la celeberrima frase di Gesù:

1 Non giudicate, per non essere giudicati; 2 perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati.

Anche se a qualcuno questa frase può sembrare “fastidiosa” il concetto che si può evincere va ben oltre il semplice significato delle parole.

Ok, non interessa il fatto di essere poi giudicati noi da un entità superiore per come avremo giudicato perché non ci crediamo.

Ok vogliamo continuare a giudicare perché ci sentiamo in grado di farlo.

Come la mettiamo poi con i giudizi che diamo a noi?

Nel senso che se siamo abitudinari nel giudicare cose o situazioni più o meno aspramente, molto probabilmente faremo la stessa cosa anche con noi. E’ un po’ come se provassimo a riscrivere la suddetta frase di Gesù in “Non giudicate per non essere giudicati, perché con il giudizio con cui giudicate vi giudicherete…”

QUANDO SI GIUDICA

Ora affrontiamo la questione più delicata del Giudicare: capire quando lo stiamo facendo.

Potrebbe essere talmente una abitudine dire cose su una persona con un’altra che neanche ci facciamo caso. Pensiamo un attimo a quando ci ritroviamo al bar con un amico o amica a prendere un caffè ed iniziamo a parlare di una terza persona: quanto è facile scendere nel giudizio?

Quante volte etichettiamo qualcuno solo per il suo orientamento sessuale, politico o religioso?

Questa situazione ovviamente si verifica non solo quando parliamo “male” di qualcuno con qualcun altro. Molto spesso lo facciamo mentalmente e ci diciamo:

  • Io non sono come quello perché…
  • Io mi sarei comportato in maniera diversa…
  • Io non avrei fatto quell’errore…
  • Quella persona si sta abbuffando: ma si è vista che pancia ha?

E poi lo facciamo anche fisicamente ad esempio rinunciando a parlare con delle persone perché a “pelle” non ci stanno simpatiche. Chissà forse anche perché i giudizi di qualcun altro su quella persona ci hanno in qualche modo influenzato!

LASCIATI E LASCIA STARE

E veniamo pertanto al focus della questione.

Quando giudichiamo in maniera feroce gli altri, altrettanto ferocemente giudicheremo noi nelle nostre azioni, nel nostro parlare e perché no anche nel nostro aspetto fisico.

Saremo senza pietà con noi stessi se lo siamo con gli altri.

Accettare in questo caso è la parola che ci può aiutare:

  • Accettare di non sapere tutto (Socrate diceva “Io so di non sapere”)
  • Accettare che gli altri abbiano orientamenti diversi dai nostri, anzi esserne contenti!
  • Accettare che quello che è vero e utile per me può non esserlo per un altro
  • Accettare di prendere un caffe in compagnia senza farsi grandi sminuendo le altre persone

Accettare, Accettarsi, Accogliere sapendo che quello che è diverso negli altri per noi non ci distrugge ma ci completa.

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…E INTANTO IL TEMPO SE NE VA….

Il tempo scorre, cosa ci rimane?

Il tempo scorre ma cosa ci rimane?

Vi siete mai chiesti cosa abbiano in comune tutti gli abitanti del globo? Quale sia la cosa che tutte, e dico tutte le persone, hanno a disposizione allo stesso modo? Io, voi, il resto del mondo?

E’ COSI’ PER TUTTI

Sappiamo bene che da un punto di vista pratico le differenze sono tantissime, se penso ad esempio cosa ho io in comune con voi che mi state ascoltando, che neanche vi conosco potrei dire non lo so. Sicuramente ognuno di noi, chi ce l’ha, ha una diversa consistenza di denaro in banca, una posizione sociale magari simile ma non uguale.

Probabilmente condividiamo il fatto di avere un tetto sotto cui dormire e la possibilità di consumare almeno un pasto caldo al giorno. Ma anche questo non è affatto scontato.

Ebbene la cosa più preziosa che abbiamo in comune tutti dal polo nord al polo sud e da est a ovest sono 86400 secondi ogni giorno. Su questo nemmeno la persona più ricca del pianeta può fare qualcosa per aumentarne la quantità e nemmeno quella più raccomandata.

Ci siamo mai fermati a pensare come utilizziamo questa inestimabile risorsa?

LA DISTRIBUZIONE DEL TEMPO

Si certo più o meno 7/8 ore di sonno ce le dobbiamo prendere tutti i giorni dunque ci giochiamo diciamo almeno 28800 secondi. Ne rimangono altri 57600 su cui possiamo un po’ ragionare. Tra studio, lavoro e mangiare ci giochiamo comunque altre 10 ore circa e quindi altri 36000 secondi. Al netto, se va bene, rimangono 21600 secondi. Dunque al netto delle tasse, ossia delle cose che siamo costretti a fare per vivere, diciamo che le persone più ricche hanno almeno ancora 21600 secondi.

Li possiamo usare come meglio crediamo, guardando la tv, facendo sport, continuando a dormire o mangiare, facendo straordinari con il lavoro o con lo studio, arrabbiandoci, amando. Li possiamo anche utilizzare per realizzare i nostri desideri più profondi. Siamo noi al timone e possiamo decidere come guidare la barca. Sappiamo anche che il giorno successivo, ci verranno riaccreditati sul nostro conto corrente altri 86400 secondi, che tolte le tasse rimangono sempre 21600 sempre per i più ricchi. E così di giorno in giorno, finché avremo fiato. Questo fatto di sapere che il giorno dopo avremo ancora tempo è la cosa più demotivante che possiamo pensare nel perseguire qualsiasi nostro obiettivo o desiderio. Sapendo che domani ci sarà ancora tempo siamo stimolati a rimandare, a dire lo farò, da domani mi metto a dieta…

Nulla di male a rimandare a domani quello che oggi non riusciamo o vorremmo fare, finché c’è tempo c’è speranza!

Di solito chi ha più denaro in banca ha più tendenza a scialacquare le proprie risorse, così come chi è più ricco di tempo a disposizione. Sapere che domani avrò ancora 21600 secondi liberi, mi può portare a rilassarmi molto di più rispetto ad uno che, magari costretto a lavorare 12 ore al giorno, sa che se va bene il giorno dopo avrà solo 10000 secondi liberi. E’ anche vero tuttavia, che a volte chi lavora 12 ore al giorno, lo fa più per libera scelta che per costrizione. Nel senso che, come dicevano prima, decide di impiegare parte dei suoi 21600 secondi liberi per lavorare.

Tuttavia man mano che i giorni passano, acquisiamo anche un’altra certezza, che il tempo su questa terra non è infinito. E che prima o poi non ci sveglieremo il giorno dopo con gli 86400 secondi da consumare. Ci sarà bastato allora tutto quello su cui abbiamo investito i nostri 86400 gettoni d’oro giornalieri? O avremmo dei rimpianti per cose che avremmo voluto fare ma che non siamo riusciti per mancanza di tempo? Saremmo certi di non aver scialacquato la nostra vera ricchezza con la politica del rimando?

Ogni secondo è prezioso ed anche una sua frazione, proviamo a chiederlo ad un finalista dei 100 metri piani alle olimpiadi che non ha vinto la medaglia d’oro per un millesimo di secondo!!

Posted by admin in LGB e Life Coaching