Autocoaching

COME ESSERE SICURI DI SE STESSI E ANDARE CONTROCORRENTE COME GLI EROI

COME ESSERE SICURI DI SE STESSI

CHI SONO GLI EROI

Come essere sicuri di se stessi? Pensiamo agli eroi, sì quelli dei film e dei cartoni animati: la loro caratteristica è quella di credere fermamente nelle proprie capacità. Sanno che anche nei momenti più bui possono contare su se stessi. Esistono tuttavia anche altri tipi di eroi, quelli veri, quelli che nonostante le avversità, nonostante le difficoltà di ogni giorno, credono di poter arrivare in fondo. Credono nelle proprie capacità.

Cosa si può dunque fare per essere sicuri di se stessi e diventare un po’ eroi?

INTROSPEZIONE

Il passo più importante è quello di fermarsi ed iniziare a guardarsi dentro. Dico dentro e non solo in modo superficiale, ma in modo molto approfondito.

Decidere di farsi un’analisi introspettiva, con tutte le paure e le incertezze del caso è già da eroi!

Ok, magari certe cose di te che non conosci bene ti spaventano a prescindere, ma rispondi a questa domanda. Quante volte ti è capitato di pensare che accadesse qualcosa invece è successa una cosa ben diversa? Non potrebbe essere così anche per una cosa che ti riguarda, che pensi di conoscere di te?

E SE NON MI PIACCIO?

E poi se anche dovessi scoprire che dentro di te c’è una o più cose che non ti piacciono ed avresti preferito non scovare: cosa hai da perdere? Anzichè avere dentro di te degli sconosciuti che ti disturbano, avrai dei conoscenti che non ti stanno simpatici.

Attenzione questo step ci aiuterà meglio a capire come essere sicuri di se stessi

Dobbiamo prendere atto che quello di noi che non ci piace e che ripudiamo nasconde un alto potenziale. Sono i nostri superpoteri che lasciamo spesso sepolti ed inermi sotto un quintale di Kryptonite . Superman era conscio che affianco a questo materiale era un comune mortale, ma anche e soprattutto, che aveva delle potenzialità fuori dal comune. E noi lo sappiamo quali sono i nostri “superpoteri”? Sappiamo come allontanarci dalla Kryptonite e venire fuori dai momenti bui? Sappiamo come diventare degli eroi?

Ammiriamo tanto l’audacia ed il coraggio degli eroi nei film e nei cartoni animati, ne siamo attratti come mosche al miele, forse perché quel miele vorremmo esserlo noi.

ANDARE CONTROCORRENTE

Una delle cose che ci attrae spesso è la capacità che gli eroi hanno di andare controcorrente. E la capacità di andare controcorrente è un superpotere che spesso rimane nascosto dentro quell’io che siamo restii a conoscere. Come essere sicuri di se stessi se non scopriamo di avere questi poteri che ci aiuteranno anche a dire la nostra?

E’ difficile e faticoso andare controcorrente, uscire dal proprio guscio, esporsi; specialmente se ci preoccupiamo di salvaguardare il nostro orticello. Andare controcorrente in maniera sensata, non a prescindere semplicemente come atto di protesta continua, è per assurdo il miglior fertilizzante che possiamo usare per il nostro orticello. Andare controcorrente in modo costruttivo farà crescere primo di tutto noi, creerà relazioni sane e sarà benefico per molti.

Ogni volta che prendiamo una posizione, o facciamo qualcosa di anacronistico in cui crediamo, sappiamo che potremmo scontentare qualcuno. E questo qualcuno potrebbe romperci le uova nel paniere, magari facendo piombare buio e freddo sulla nostra vita, ma da ottimisti sappiamo che poi tornerà la luce. E quando arriverà di nuovo il solstizio d’estate sarà ancora più intenso e probabilmente duraturo perché questa volta come gli eroi avremmo lavorato per il bene di tutti.

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AUTOSTIMA: CONSAPEVOLEZZA, AMORE E LIBERTA’

Autostima
Come calcoliamo la nostra autostima? Che parametri utilizziamo?

IL VALORE DI BENI E SERVIZI

Mentre sto pranzando al fresco dentro casa in una giornata calda di luglio, osservo e ammiro fuori dalla finestra un muratore che sta lavorando.  Con un martello pneumatico alle ore 13 sotto un sole che si avvicina ai 40 gradi a testa bassa e a torso nudo sta chinato immerso nel rumore del suo attrezzo.
Mi sono chiesto allora: Quanto può valere un’ora di lavoro di questa persona? Qual è il suo vero valore? 10, 50, 100, 1000 €?
Nella nostra società vige un principio denominato “Economia di mercato” , dove il prezzo, il valore delle cose è dettato dall’incontro della domanda e dell’offerta. A parità di disponibilità più una cosa è richiesta più il suo valore è alto, meno è richiesta e più basso sarà il suo prezzo. Parimenti se varia la disponibilità della stessa.
Questo principio può essere utile per commerciare e comprare beni e servizi ed è talmente comune e assodato che corriamo il rischio di utilizzare lo stesso principio anche sul valore delle persone.

IL VALORE DELLE PERSONE

Esulando dal valore che può avere un professionista per i servizi che offre, entriamo nel merito di quanto valgono le persone in ambito sociale.
Visto che siamo essere unici ed irripetibili e pertanto l’offerta della persona è immutabile e sempre pari ad 1, più una persona è “ricercata” e più alto sarà il suo valore.
Anche se moralmente questo concetto fa acqua da tutte le parti, è ancora comprensibile razionalmente perché diamo un certo valore alle persone che ci circondano. Pensiamo al “bulletto” di una compagnia di amici, apparentemente le persone che lo circondano gli danno un valore maggiore che agli altri componenti. E speriamo che la cosa sia solo apparente e non reale: non c’è bisogno di spiegare che il valore delle persone è indipendente dal successo e la notorietà.

LA NOSTRA AUTOSTIMA

Le note veramente dolenti arrivano tuttavia quando applichiamo il principio di “Economia di mercato” su noi stessi. Quanto utilizziamo questo metro di misura sul nostro valore facendoci una Auto Stima. Quando tendiamo a pensare di essere persone più o meno valide in base a notorietà e successi!
La nostra Autostima non è immutabile e varia nel corso anche della stessa giornata. Ci sono momenti in cui pensiamo di valere un po’ di più e momenti in cui crediamo di valere un po’ di meno. Ma dentro un range contenuto questa variazione non ci crea grossi problemi.

Prendere consapevolezza e quindi capire che il valore che ci diamo non dipende dalle altre persone, da come ci prendono o meno in considerazione. La nostra autostima dipende solo ed esclusivamente da noi: non esiste una logica di mercato.

Raggiungere la consapevolezza di chi siamo in particolare dei nostri valori, di che futuro desideriamo, delle nostre emozioni. Questi sono gli elementi fondamentali per aumentare la nostra autostima e per valorizzarci per quello che siamo.

E non per deprezzarci per quello che non siamo!

Posted by admin in Autocoaching, LGB e Life Coaching

LA MIA VITA FA SCHIFO

La mia vita fa schifo

Quante volte ci siamo detti o abbiamo pensato questa frase: La mia vita fa schifo!

QUANDO FA SCHIFO

E’ vero ci sono momenti nell’arco della nostra giornata in cui ci possiamo far prendere dallo scoramento per un fatto accaduto o semplicemente per un’emozione che ricordiamo. Come darci torto d’altronde quando ad esempio ricordiamo qualcosa, un evento passato che ci ha fatto soffrire? O quando ci capita una situazione imprevista che scombussola i nostri piani?

E’ vero, ci sono giornate in cui tutto si accanisce contro di noi: il lavoro, le amicizie, gli affetti, il tempo! Tutta rema contro di noi. Il capo che ci riprende per qualcosa che a lui non è piaciuto. Un amico che ci comunica una notizia sconvolgente. La nostra dolce metà che quel giorno di dolce non ha veramente nulla, anzi… E la pioggia che si accanisce contro di noi l’unico giorno che si siamo dimenticati l’ombrello. Come non pensare “La mia vita fa schifo”?

E’ vero, ci sono settimane e mesi in cui tutto sprofonda, situazioni su situazioni inverosimili. E noi stiamo li ad incassare come un pugile che viene messo alle corde, ma siamo con la pelle dura e prima di cadere KO ne devono capitare di cose!

LA REAZIONE

E inutile girarci attorno, quando siamo neri e qualcuno ci parla di ottimismo e di belle speranze, la nostra propensione all’ascolto può essere pari a zero. Anzi il vaffa è pronto lì, per essere emesso senza alcuna replica in merito.

Anche le persone particolarmente religiose nel dolore e nella prova fanno fatica a pregare, nonostante una fede salda e matura.

Come si può dunque anche solo minimamente evitare di pensare che siamo condannati ad una vita di dolore e fatica?

Quando siamo immersi dentro un tunnel buio in cui facciamo fatica a vederne il fondo sono due le possibilità che abbiamo per uscirne al meglio possibile.

La prima è quella di concentrarsi anche solo pochi attimi per provare a vedere una lucina anche fioca che in mezzo a tutto quel buio ci può indicare la via di uscita. Ma se quella lucina non c’è? Se la vista non può aiutarmi ad andare verso l’uscita?

Allora a quel punto possiamo ricorrere al nostro udito: udire delle voci che ci danno informazioni su come venire fuori dal tunnel, anche indirettamente se proprio non le riconosciamo. Già la direzione del suono ci può essere d’aiuto.

UN PO’ DI PIU’

E poi c’è sempre quella vocina che ci sussurra, quella scintilla divina che è dentro di noi. Quella luce, quella speranza di fondo che Dio ci ha donato per esserci faro e guida specialmente nei momenti più bui. Possiamo perdere tutto, ma quel dono rimarrà sempre con noi. E se solo per pochi attimi riusciremo a prendere consapevolezza di questo regalo prezioso forse eviteremo di dirci: La mia vita fa schifo.

Posted by admin in Autocoaching, Spiritualità

COME GESTIRE LA PAURA DURANTE GLI ESAMI

Paura durante gli esami

 

L’INTENSITA’

Avere paura durante gli esami è una cosa comune e che almeno una volta nella vita ci è capitata. Per gestire la paura è importante innanzitutto comprenderne la forza. A titolo informativo ecco alcune delle emozioni che fanno parte della categoria della paura, a seconda dell’intensità che proviamo.

Quando il grado di intensità è basso esprimiamo il concetto di paura con: preoccupato, agitato, irrequieto, apprensione

Quando la paura è di media intensità le parole più usate sono: impaurito, intimorito, spaventato

Se invece siamo ad un grado di intensità elevato allora la paura diventa: terrorizzato, impietrito, sconvolto.

Riconoscere l’intensità di questa emozione è già un primo passo verso la sua gestione.

GLI ESAMI

In un mio articolo ho parlato di “Come superare l’ansia da esame di maturità”, entrando nel merito di come affrontare la cosa nei giorni precedenti.

Ora invece affrontiamo nello specifico su come gestire la paura durante gli esami, ossia mentre li stiamo vivendo.

Anzitutto ridimensioniamo dentro di noi la parola esame . L’esame, qualsiasi esso sia è un punto a capo, cioè un passaggio da un paragrafo a un altro del libro che ogni giorno scriviamo sulla nostra vita. E’ un momento per dirsi sono arrivato fino a qui e ora sono pronto per andare un po’ più in là.

GLI ESAMI SCOLASTICI

Gli esami scolastici (medie, superiori, università, ma anche concorsi, abilitazioni…) normalmente sono condotti davanti ad una commissione che ci farà domande su cose che dovremmo sapere. Gli addetti preposti a questa funzione dovrebbero pertanto darci un giudizio in merito sulle nostre conoscenze. Questo è il motivo per cui esistono. Cosa fare dunque quando ci troviamo lì davanti e vorremmo gestire la paura durante gli esami?

COSA FARE PER GESTIRE LA PAURA DURANTE GLI ESAMI

Ecco alcuni consigli in merito:

  • Ridimensiona l’importanza di quello che stai facendo. Sicuramente il tuo esame è importantissimo, gli hai dedicato tanto tempo e non sapresti come fare se non lo superi. Tuttavia entra nella dimensione che comunque vadano le cose non è una prova di vita o di morte.

L’istinto di sopravvivenza una volta i nostri avi lo usavano per cacciare o per difendersi quotidianamente. Oggi questa situazione è ben più rara e allora che fa? Ci fa sembrare vitali situazioni che in realtà non lo sono

  • Accetta i tuoi limiti. Il giorno dell’esame ci puoi arrivare più o meno preparati e comunque hai fatto il massimo di quello che era nelle tue forze fare. Potevate studiare di più e meglio? Forse… Ma quello che hai fatto non lo potete cambiare. Hai scelto di arrivare all’esame in quel modo in maniera più o meno consapevole. E’ stato il tuo percorso, non puoi che accettarlo con serenità.
  • Attenzione al tuo dialogo interiore. I momenti che precedono l’esame sono cruciali: usa solo parole di autostima e incoraggiamento verso di te
  • La tua vita vale molto di più di ogni esame che dovrai affrontare: sei una persona unica e irripetibile e nessuno potrà mai giudicarti sul tuo valore: questa è la cosa più importante!
Posted by admin in Autocoaching, LGB e Life Coaching

COME SUPERARE L’ANSIA DA ESAME DI MATURITA’

Come superare l’ansia da esame di maturità

Come superare l’ansia da esame di maturità?

Sicuramente questa è una domanda che è passata nel corso dei decenni nella mente di milioni di studenti. Ed è una questione attuale, perché ogni anno si ripropone fa i diplomandi. Con il termine esame di maturità si intende dare un tono legato alla verifica della maturità della persona. In realtà quante volte nel corso della nostra vita ci sentiamo di fronte ad una prova di maturità?  Questa domanda e la relativa risposta non riguarda dunque solo l’esame di maturità in se e per se, ma tutti gli esami impegnativi che siamo tenuti a superare: quelli scolastici e quelli della vita.

IL PERCORSO SCOLASTICO

All’età di 6 anni iniziamo ad andare a scuola per iniziare ad apprendere in primis a leggere, scrivere e a contare. Tre aspetti fondamentali senza i quali sarebbe impossibile tutto il resto: formarsi studiando le cose passate in modo da crearci un bagaglio culturale indispensabile per proiettarci nel nostro futuro. A sei anni ancora non ci chiediamo “come superare l’ansia da esame di maturità”, ci basta la domanda: “come supero la paura dei maestri?”.

Poi crescendo arriviamo alle scuole medie dove approfondiamo un po’ di più le nostre conoscenze generali ed in questo caso una delle domande che ci poniamo è: “come supero la paura delle interrogazioni?” Arriviamo finalmente alle scuole superiori dove la domanda sul come superare la paura delle interrogazioni rimane sempre attuale. Finché quando mancano pochi mesi al diploma ecco: “Come superare l’ansia da esame di maturità?”

Non siamo i soli a provare o ad aver provato questa ansia, e dopo di noi altri milioni di studenti affronteranno la stessa questione! Non sarà il voto più o meno alto, non saranno il tema di italiano e le altre prove, comprese quelle orali, che condizioneranno in maniera indelebile il nostro futuro.

LA PAURA

Chi in modo più appariscente, chi in modo più risoluto tutti quanti quando sta per arrivare un esame proviamo delle emozioni legate alla sfera della paura che sfociano poi in un ansia “da prestazione”.

Non fidatevi mai di qualcuno che dice che per lui l’esame non conta nulla…dentro di se qualcosa legata all’ansia la prova sicuramente!

Pensate un attimo a quale può essere il tipo di paura e alla conseguente ansia che si viene a provare prima di un esame, ed in particolare prima di un esame di maturità?

Paura del fallimento, paura di perdere autostima, paura che il professore che abbiamo davanti ci aggredisca? Qual è dunque al tua paura?

COME FARSI AMICA L’ANSIA

Qualsiasi sia la tua paura, la tua ansia non migliorerà se ti opporrai ad essa. Il miglior modo per affrontare un’ansia da prestazione è quello di farsela amica. Più ci rendiamo conto di averla, più non la respingiamo quando arriva, meno forte si farà sentire. Anzi alla fine potrà pure aiutarci a migliorare la nostra performance perché diventerà nostra alleata e non più nostra nemica.

Ecco un bel esercizio di autocoaching per accoglierla e farsela amica:

Sdraiati comodamente sul tuo letto, rilassati inspirando ed espirando profondamente con l’addome e poniti la domanda: come superare l’ansia da esame di maturità?

Quando arriverà a bussare prepotentemente sul tuo cuore, aprile la porta e falla accomodare sul divano del tuo salotto, chiedendole: “Come posso aiutarti?” Lei difficilmente ti risponderà a parole, ma tu potrai percepire tutte le sfumature emozionali che emetterà: nel momento in cui le avrai riconosciute le avrai accettate.

Vedrai come placherà la sua forza negativa e la sentirai a quel punto parte di te.

Buon esame!

 

Posted by admin in Autocoaching, LGB e Life Coaching

PIU’ FATTI MENO PAROLE

Più fatti meno parole

Più fatti e meno parole, può sembrare uno slogan politico, in realtà è un modo costruttivo in antitesi al concetto diffuso di lamentarsi.
Ricordate la favoletta della volpe e l’uva?
Quando la volpe si accorge di non poter raggiungere l’uva, si crea un alibi, una scusa dicendosi che non vale la pena sprecare energia per un grappolo d’uva che probabilmente è ancora acerba. Provate a rapportare questa storiella ad un evento della vostra vita, come avete reagito?
Questa favoletta di Esopo ci insegna una cosa: non bisogna disprezzare qualcosa solo perché non lo si può ottenere. Piuttosto sarebbe meglio impegnarsi di più per raggiungere l’obiettivo, con molta pazienza e umiltà.
Il disprezzare possiamo ampliarlo anche ad un concetto simile: quello di lamentarsi.

LAMENTARSI

Avere uno stato d’animo triste a seguito di un evento negativo è ovviamente naturale e normalissimo. Questo non implica che poi questo si debba trasformare in un lamento generalizzato ed a tempo indefinito.
Vi è mai capitato di incontrare persone che hanno questo tipo di approccio alle situazioni sfavorevoli?
Diventa uno stato, un modo di essere a prescindere. Per queste persone lamentarsi è una giustificazione sul non impegnarsi e sul non assumersi le proprie responsabilità. Il lamento non porta ad una soluzione dei nostri problemi, anzi, tendenzialmente li amplificherà! Più rimandiamo la nostra reazione ad uno o più eventi sfavorevole, più il sentimento negativo diventerà diffuso e generalizzato. A quel punto ci auto-costruiamo un macigno di insoddisfazioni e l’unica valvola di sfogo che troviamo è quella di lamentarci: con il tempo, con la politica, con le persone, con il mondo intero. Come possiamo uscirne?

MENO PAROLE

Usando il metodo costruttivo Più fatti e meno parole, o anche più fatti e meno pensieri.

Ridurre la quantità di parole che possiamo esprimere a seguito di un evento sfavorevole, non è così complicato, saranno energie risparmiate per poi passare all’azione. Come si fa?

• Inizia a notare le volte nell’arco della giornata in cui parli di situazioni negative
• Verifica, quando accade, se stai cercando una soluzione
• Tutte le volte che non cerchi una soluzione ma stai solo “lamentandoti” fermati e cambia discorso

Con i pensieri è un pochino più complicato, non possiamo smettere di pensare!
Tuttavia quando riusciamo ad identificare i pensieri di “lamento” possiamo mettergli un un bel cartello di STOP rosso davanti. Sì, come quello che incontriamo per strada negli incroci, e come fermiamo l’auto, possiamo stoppare anche il pensiero.
Ovviamente se intercettiamo e blocchiamo il pensiero, avremo agito probabilmente a monte anche sulla riduzione delle parole di lamento.

PIU’ FATTI

Non è sempre immediato e facile trovare una soluzione proattiva ad un problema o a una situazione spiacevole o che non condividiamo.
Certo è che se non ci prodighiamo verso un’azione concreta difficilmente riusciremmo a muoverci dalla situazione negativa. Rischiamo di rimanere almeno in stallo, se non di peggiorarla!
Anche senza avere una risoluzione in mano è bene muoversi, banalmente andare anche a fare una passeggiata se proprio non vediamo il bandolo della matassa.
Se invece intravediamo anche solo un piccolo spiraglio di luce, allora puntiamo su quello, agiamo anche se all’inizio ci sembrerà poca cosa. Poi facendo potremmo scoprire nuove strade e soluzioni e scoprire che ce la possiamo fare…

Posted by admin in Autocoaching, LGB e Life Coaching, Motivazione

DEFINIRE UN OBIETTIVO

Definire un obiettivo

DEFINIRE UN OBIETTIVO

Qual è l’importanza di definire un obiettivo?

Definire un obiettivo da raggiungere è anche un processo che crea un movimento ascendente verso la soddisfazioGne e il benessere.

Un obiettivo può essere di mille forme o tipi, complesso o semplice: l’importante è averlo e se non ce l’abbiamo crearlo. Fondamentale è tuttavia creare movimento, azione, fare in modo di raggiungere l’obiettivo usando le nostre forze. Quale soddisfazione potrebbe darci infatti un obiettivo definito da noi e portato a termine da altri? Magari senza averci messo almeno parzialmente le nostre energie?

I CASTELLI DI SABBIA

Quando sogniamo costruiamo dei castelli sospesi in aria che vorremmo realizzare, tuttavia siamo nel nostro mondo fantastico e immaginario. In questo caso non siamo riusciti a definire un obiettivo perche rimaniamo sul piano dell’astratto. Nessuno ci vieta di fare voli pindarici con la fantasia ed immaginarci situazioni o soluzioni fantastiche. Anzi in certi momenti della giornata riuscire a fantasticare un po’ è auspicabile per staccare la spina da quelli che sono i nostri impegni/problemi quotidiani. Questo ci aiuta sicuramente ad abbassare la tensione ed in qualche modo a sentirci un po’ più leggeri. I castelli di sabbia sono tuttavia si qualcosa di momentaneo e volatile ma possono darci degli input su come definire un obiettivo. Dall’interno dei sogni infatti una persona consapevole può estrarre le fondamenta dei propri obiettivi.

L’IMPORTANZA DEI SEGNI

L’essere umano ha sempre bisogno di conferme concrete per soddisfare le sue esigenze. Questo vale anche per i sentimenti: due persone che si amano ad esempio hanno bisogno di confermare il loro sentimento reciproco con carezze, baci o facendo l’amore. Ecco allora che una cosa intangibile necessita di essere dimostrata con dei fatti concreti. Le stesse persone che frequentano un luogo di culto hanno bisogno di esprimere con dei segni o dei gesti il loro credo: pensiamo ad esempio al segno della croce che si fa entrando in una chiesa cristiana o alle pratiche di abluzione degli ebrei. I segni che facciamo, a volte senza neanche pensarci, rimandano a qualcosa di più grande legato ad una emozione. Nel nostro caso denotano sopratutto l’importanza e la voglia di fare azione per sentirci parte di qualcosa che è intangibile e astratto.

L’AZIONE

Cosa vuol dire dunque: definire un obiettivo da raggiungere è anche un processo che crea un movimento ascendente verso la soddisfazione e il benessere?

Raggiungere un obiettivo reale passa forzatamente per la pratica di una azione grande o piccola che sia.

Questa azione tenderà a produrre qualcosa che prima non esisteva. Ad esempio per superare un esame devo studiare, devo compiere l’azione di concentrarmi su un testo e comprenderlo. Creo un movimento e un processo che mi porterà laddove prima non c’era nulla, in questo caso verso un conoscenza che prima non avevo. Tutto questo sviluppa in noi una cosa molto importante: il fare, il realizzare aiuta l’ascesa della nostra autostima!

Aver definito un obiettivo e portarlo avanti tramite delle azioni produttive ci aiuta a stare bene, a sentirci sodisfatti ed è una chiave per raggiungere il benessere, il bene del nostro essere.

 

Posted by admin in Autocoaching, Motivazione

LO SPECCHIO DELL’ANIMA

LO SPECCHIO DELL'ANIMA

LA NOSTRA FACCIA

Con quale intensità riusciamo a guardarci negli occhi, che sono il nostro specchio dell’anima?

Siamo abituati a vederci allo specchio alla mattina per pettinarci, per truccarci, per farci la barba, per lavarci i denti.
Notiamo i nostri dettagli estetici, quelli più evidenti, quelli che gli altri vedono in noi ad una prima occhiata superficiale.
Alla fine curare una superficie limitata come quella del viso e dei capelli non è così difficile. Basta un po’ di fondo tinta, una rasata, un salto dal parrucchiere e possiamo rendere il nostro aspetto estetico più piacevole per noi e vederci allo specchio più belli. Le persone che incontreremo sicuramente apprezzeranno il nostro aspetto curato. Qualcuno potrebbe anche farci qualche complimento del tipo: “sembri più giovane” o “sei bellissima oggi”! Notare le parole “sembri” e “oggi”, che tendono a relativizzare ad una supposizione “sembri” o ad un arco temporale “oggi” la nostra bellezza. Questo tuttavia tenderà a farci stare bene, almeno “per oggi” che “sembriamo”.
Ma guardarci intensamente negli occhi davanti ad uno specchio è una cosa ben diversa e sicuramente non facile da farsi!

IL NOSTRO CORPO

Se proviamo a visionare il nostro aspetto davanti ad uno specchio per intero tutti nudi, già le cose possono essere un po’ più difficili. La superficie su cui trovare cose che non ci piacciono è maggiore e non sempre possiamo ricorrere ad interventi estetici per rendere più piacevole a noi e agli altri certe parti del nostro corpo. Si può comunque intervenire in qualche modo con degli abiti, con degli indumenti intimi al fine di “mascherare” anche qui, almeno in parte, i nostri difetti. Questo ci renderà più “appetibili” e forse ci sentiremo più interessanti per gli altri. Almeno fintantoché non ci togliamo i vestiti di dosso.
E poi?

LO SPECCHIO DELL’ANIMA

Quando siamo stati creati, la nostra anima, la nostra essenza, è stata chiusa dentro un involucro, il nostro corpo appunto.
Capiamo quindi che il punto centrale del benessere non può essere il nostro aspetto fisico.
Passiamo minuti, ore, giorni, anni a curare i nostri dettagli estetici e questa è una cosa buona, bella e sana. Tuttavia quanto tempo passiamo ad ascoltare ed a curare quello che c’è dentro il nostro corpo? La nostra anima?
E’ vero, è difficile guardarsi in volto ed “entrare” dentro i nostri occhi. E’ complicato penetrarci dentro e guardare oltre l’involucro. La paura di scoprire e vedere quelle cose che non ci piacciono è sempre in allerta ed è molto più intensa che scoprire un difetto fisico.
E’ molto più semplice nascondere un brufolo con del fondotinta piuttosto che sedare un nostro aspetto caratteriale.
Tuttavia le modalità operative non sono le stesse!

LA VERA BELLEZZA

Sì, perché il piccolo difetto visivo in faccia può anche essere nascosto all’occhio umano e semmai sparire poi da solo.
Invece una caratteristica personale che non accettiamo o una sensazione che non ci piace più la nascondiamo più tenderà ad uscire. Più la spingiamo in basso più come una molla tornerà in alto con forza.
Ecco che allora acquisire una consapevolezza su noi stessi, sull’ascolto della nostra parte interiore diventa fondamentale per intraprendere quella strada che tutti cerchiamo: Il benessere.
Accogliere e cullare quello che temiamo di noi, le nostre paure specialmente, è l’anticamera per riuscire a guardarci negli occhi. Avere la forza di penetrare nel nostro specchio dell’anima vuol dire iniziare a piacerci sempre ed in maniera incondizionata, lasciando al tempo che trovano gli “oggi” o i “sembri”.

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AUTOCOACHING

Autocoaching

PROTAGONISTI

L’autocoaching è un percorso chiaro e ben definito che aiuta a diventare protagonista della propria vita.

Durante un viaggio di lavoro ho conosciuto un ingegnere sudamericano, che era fuggito dal suo paese poiché perseguitato.  Minacciato e nonostante costretto a partire lasciando moglie e figli,  cercava di ricostruire la sua vita in un altro posto. La frase eccezionale che ho sentito uscire dalla sua bocca è stata proprio questa: Comunque sono qui e sto bene!

Quante volte ci preoccupiamo di quello che sarà domani nella nostra vita e ci facciamo prendere dagli eventi?

Riusciamo sempre a cogliere alcuni aspetti importanti che ci circondano?

Quante volte non riusciamo a dirci e a dire: Comunque sono qui e sto bene?

La metodologia dell’autocoaching ha come finalità proprio quella raggiungere una consapevolezza profonda e a trasudare da tutti i pori queste parole: Sono qui e sto bene.

IL PERCORSO

Il percorso è molto semplice ed in tempi molto ragionevoli ci aiuta a capirci e amarci.

L’autocoaching prende in esame quattro aspetti che vengono approfonditi e vissuti in maniera esperienziale. Questo consentirà poi il raggiungimento di obiettivi personali più o meno complessi in maniera autonoma.

Un primo aspetto riguarda il raggiungimento di una consapevolezza, quella che ci fa capire chi siamo ora con i nostri difetti e pregi. La consapevolezza ci porta ad accettare e ad accogliere tutto il nostro essere, le luci e quelle che vediamo come ombre. Il tutto senza giudizi e senza ansie.

Un altro step cerca di definire il futuro desiderato: quello che vorremmo realmente, il nostro sogno chiuso nel cassetto. Capire cosa vogliamo veramente e che direzione prendere ci aiuterà tra l’altro a vivere meglio le nostre problematiche quotidiane. Approfondire questo aspetto conduce ad uno stato di rilassatezza ricercato.

Gli altri due aspetti riguardano come affrontare le difficoltà che incontreremo verso il futuro desiderato ed il superamento di condizioni limitanti che ne impediscono il raggiungimento. Senza rendercene conto ci costruiamo già dei muri e delle barriere che preannunciamo i nostri fallimenti. Questi muri a volte non hanno nemmeno ragione di esistere.

L’ALLENAMENTO

I tempi per l’assimilazione della metodologia dell’autocoaching sono relativamente brevi, ma come per ogni attività occorre allenarsi.

Qualsiasi sportivo sa che se vuole raggiungere un certo stato di forma deve allenarsi in maniera costante, altrimenti otterrà un flop.

Così anche nell’autocoaching il 90% è nelle mani di chi vuole raggiugere il risultato, sarà lui con le sue scelte che deciderà se dedicarsi un po’ di tempo e affetto personale e riuscire a dirsi veramente: Sono qui e sto bene!

D’altronde la parola stessa “Autocoaching” significa proprio: Auto allenamento!

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LA FLESSIBILITA’ NELLE AVVERSITA’

Flessibilità

RIGIDO O FLESSIBILE

Flessibilità e rigidità sono due atteggiamenti che scegliamo di avere di fronte alle avversità.

Cosa fa una canna sbattuta dal vento?

Oscilla costantemente senza opporsi alla pressione di un evento più forte di lei. La canna accompagna il vento per alcuni tratti e poi lo lascia andare. La sua flessibilità, questo piegarsi ad un evento troppo pesante per essere gestito solo con la propria forza, le consente di adattarsi agli eventi.

Cosa fa un ramo, o un arbusto sepolto sotto un metro di neve?

Dipende…

Se si pone di forza contro una cosa più forte di lui, mostrando la sua rigidità, molto probabilmente soccomberà e si spezzerà. Se invece quel legno è dotato di flessibilità avrà molte più possibilità di rimanere in vita, e riprendere la sua forma originale o una simile nel momento in cui la neve si scioglierà.

Possiamo trasporre questo atteggiamento della natura di fronte ad eventi imprevisti e poco piacevoli, alla nostra vita di tutti i giorni. Troveremo sicuramente una equivalenza tra le due cose.

NELLA VITA DI TUTTI I GIORNI

Come gli arbusti, i rami o una semplice canna, anche noi ci troviamo di fronte a situazioni che sono più forti di noi. In questi momenti la prima cosa istintiva che facciamo è quella di affrontare a muso duro questi eventi o persone poco piacevoli per contrastarle. Non sappiamo tuttavia se quello che abbiamo davanti è obiettivamente più o meno forte di noi.

Nel caso in cui siamo nettamente più forti noi e mettiamo ko il nostro evento negativo le cose vanno bene ed aumenteremo anche la nostra percezione di essere persone efficaci e valide.

Ma cosa accade se il “vento” che ci soffia in maniera contraria è forte come noi o addirittura di più? Dopo un primo approccio anche speranzoso di farcela, dobbiamo alzare bandiera bianca e soccombere.

Pensiamo alle tragedie che ci possono capitare: un lutto, la fine di un amore, una malattia, la perdita del posto di lavoro… In questi casi opporsi non ci aiuterà ad uscirne indenne, ma ci succhierà energie e ci sentiremo poi ancora più deboli.

In queste situazioni, per quanto la nostra forza fisica sia altissima, dobbiamo fare i conti anche con la nostra parte emotiva, la quale ad un certo punto potrebbe rischiare di crollare poiché schiacciata dagli eventi.

LA FLESSIBILITA’

La flessibilità, che non significa assolutamente farsi prevaricare od accettare in maniera passiva, è un modo di riconoscere la forza contraria che ci sta sbattendo contro. Mi torna in mente a questo proposito una frase di un celebre film di Roberto Benigni “Ricorda che il cameriere serve tutti, ma non è servo di nessuno”.

In un combattimento l’avversario va sempre rispettato e va riconosciuta la sua potenza, questo a prescindere. Così anche negli avvenimenti negativi che ci accadono è importante rendersi conto e riconoscere quanto sia impattante la persona o l’evento con cui ci stiamo confrontando.

Mostrarsi flessibili, non irrigidendosi e contrastando, vuol dire impegnare meno energie, ammettere di essere vulnerabili. L’obiettivo finale è quello di incassare il colpo per riuscire a sferrarne poi uno più forte, come fa una molla quando viene compressa. Infatti mentre siamo lì piegati, sofferenti e doloranti, come un arbusto o un ramo sotto la neve, accumuliamo energie mentre l’avversario in qualche modo le sta consumando ed appena cala l’intensità della prova ci rialzeremo più in alto di prima.

Questo vale anche e soprattutto per le situazioni emotive negative che viviamo, in questo caso il nostro nemico è quella parte di noi che ci dice che non ce la faremo mai ad uscirne fuori. Lasciamola parlare, prendiamo tempo ed attendiamo gli eventi!

Tuttavia se al posto di essere flessibili ci irrigidiamo eccessivamente, rischiamo di spezzarci ed a quel punto non sarà più possibile rialzarci.

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